Lavitola,Bocchino e l’isola delle banane

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Interessante lo scambio di battute tra Mario Farina,stampatore di tutto e di più tra Roma,e Milano e L’unità, quotidiano comunista peraltro stampato da Farina. Oggetto del contendere l’irrefrenabile Valter Lavitola entrato nella spy-story del Montecarlo Gate. Farina si affretta a smentire l’Unità: Lavitola era solo un cliente. Mario Fariina, il nuovo spione Italiano (editore del settimanale “io spio” in uscita free-press) che veste le mentite spoglie di stampatore sa di mentire, perché  Lavitola non è un cliente occasionale,ma è l’amico a cui rivolgersi per risolvere qualche problema tra Roma e  Milano. Lavitola è l’assiduo compagno di caccia. Perchè  Laviotla,comunque la si voglia pensare è amico di Silvio Berlusconi,che non è un reato .Ed allora perchè rinnegare? Forse perchè Italo Bocchino lo sta da tempo additando come colui che ha costruito il presunto scandalo di Montecarlo? Certo è strano il comportamento di taluni personaggi che vorrebbero far parte di quell’Italia che conta,si rendono protagonisti editando giornali, ci vanno dentro ideando un settimanale dal titolo “Io spio”   con la pubblicità affidata alla Santanchè, eppoi fanno di tutto per dimostrare di non centrare nulla e stare dietro le quinte e tenere la regia di un certo mondo che ruota dietro l’informazione che conta.

Ma proviamo a ragionare. Bocchino in prossimità delle feste di Natale intona la vecchia filastrocca e s’immedesima,scendendo dalle stelle. Pur se ne sappiamo poco di quel che potrebbe aver combinato Lavitola a Santo Domingo e dintorni , va detto che prima ancora di vendere pesce, come dice Bocchino, quello lì sulla carta fa il giornalista ed è il direttore dello storico foglio l’Avanti. Sarà pure una stronzata, ma ci sembra un ottimo punto di partenza. Perchè diciamo una cosa:Italo è stato abile a girare la frittata e spostare l’attenzione  o meglio buttarla in caciara con la storia dello spione di Berlusconi che andava a pagare un ministro delle banane per ottenere un falso documento che avrebbe dovuto incastrare Fini. Per carità il Presidente della Camera  è fuori da ogni sospetto,ma non dimentichiamo qualche brutta avventura del suo uomo di fiducia Checchino,ex marito della sua ex moglie,che anche lei tanto ferma non sapeva stare.  Oggi quindi si allontana sempre di più la fine della telenovela. E noi spettatori con molta probabilità ci perderemo l’ultima puntata e forse non sapremo mai di chi è quella casa a Montecarlo.

I catto-comunisti fanno di tutto per convincerci che a noi,al popolo, non deve fregare nulla, perchè quelli sarebbero cavoli di Fini. Il popolo invece crede che quelli sono anche cavoli nostri, perchè c’è il particolare che ancora ci mandano a votare,non sappiamo per quanto e siccome i partiti hanno un ruolo centrale nell’impianto politico-istituzionale, perchè nessuno diventa deputato se non passa  dal convento, si dovrebbe dedurre che al popolo dovrebbe interessare se uno con il partito ci fa gli impicci e si assicura proprietà a saldo. Perchè caso mai fosse vera la storia,detto in soldoni vuol dire che la famiglia del Presidente ha fatto un affare da cui ci ha ricavato qualcosa come un milione di euro.  Va da se che a quello stesso popolo interessa poco la storia di Lavitola, spia internazionale, quanto interessa sapere se Fini gode e può godere della  fiducia dell’elettorato, fermo restando che il patrimonio di un partito non è una questione tra privati, ma intacca appieno la sfera pubblica,altrimenti Citarristi non avrebbe avuto una cinquantina di comunicazioni di garanzia e, dare i soldi ai partiti non sarebbe stato reato e Tonino da Pietralata si sarebbe dovuto incazzare allo stesso modo se in questo momento Fini non servisse alla sinistra per mandare a casa Berlusconi.

Orbene. Bocchino ha ottentuto quel che voleva. Aveva bisogno di arrivare al 29 settembre e ieri, 29 settembre,Berlusconi si è svegliato….chi la cantava ’sta canzoncina…Insomma Bocchino aveva bisogno di prendere in ostaggio il PDL ed ora Feltri e Belpietro sono costretti al silenzio perchè diversamente gli ex alleanzini consegneranno Berlusconi alla sinistra e questa volta ne faranno polpette vere per non farlo più tornare a render loro la vita impossibile. Berlusconi deve scegliere tra sputtanare Fini o andare esule da Gheddafi. Non è stato un caso se i finiani in Sicilia si sono alleati con gli ex comunisti. Era un avvertimento serio che non stavano scherzando, perchè è abbastanza evidente che caso mai quell’appartamento Monegasco fosse stato nella disponibilità dei Tulliani,Fini avrebbe dovuto dire addio ad ogni ambizione politica. Ma c’è un “però” che pesa come una grossa craniata  quando a volte lasci lo sportello del pensile  della cucina aperto e distrattamente ti rialzi dopo aver raccolto la forchetta che ti è scivolata dalle mani. Non ditemi che non vi è mai successo quando qualche volta avete lavato i piatti perchè la moglie stava poco bene.

La craniata che ipotizziamo in questo intrigo internazionale è ancora più squallida. Fuori dalle teorie dei politologi e commentatori che somigliano  tanto ai juke-box,nel senso che per sentire la canzone ci devi metter dentro la monetina, va detto che sarebbe molto semplice e troppo poco italiano se l ’epilogo di questa storia  finisse lì. Ovvero,qualcuno crederebbe mai che il centro sinistra, Di Pietro e gli altri,  concedano a Gianfranco Fini un lasciapassare per il Paradiso di Palazzo Chigi?  Quanto ci metterrebbero Ezio Mauro,la Concita e l’intera confraternita a tirar fuori le carte dal Ministero delle Banane dell’isola di Santa Lucia? Meno, molto meno  di quanto ci ha meso Lavitola. Allora la logica non può essere che una. Fini deve distruggere il Cavaliere dall’interno. Deve favorire un possibile governo di transizione. Si deve mettere a cuccia per i prossimi cinque anni, non farà mai il presidente del Consiglio e quando avrà messo quache capello bianco, andrà a fare il Presidente della Repubblica. Fantapolitica? Assolutamente no. Il centrosinistra italiano non ha la forza elettorale per vincere le elezioni. Ci mancava solo Vendola per rovinare la festa quando D’Alema stava costruendo l’ammiccamento con Casini. Il centro destra italiano,comprendendo anche Casini,  lascerebbe la sinistra all’opposizione per un altro mezzo secolo. E questo significherebbe la fine storica del partito, perchè c’è una differenza dalla prima repubblica. A quell’epoca Botteghe Oscure rientrava in quota ad ogni spartizione di sottogoverni e di quattrini.  La mazzetta Enimont arriva a Botteghe Oscure ma la prende un fantasma. Naturalmente la Procura milanese mica poteva arrestare  i fantasmi, nè per la sinistra valeva la teoria del “non potevano non sapere”. Aveva quindi  la forza economica di reggere quel carrozzone e tutto sommato era anche preferibile vivacchiare e bene all’opposizione. E’ storia il salvataggio di Andreotti quando la sinistra non votò l’autorizzazione a procedere sullo scandalo Lockheed.  L’avvento di Berlusconi amministratore unico di Palazzo Chigi SPA, ha di fatto snaturato quel meccanismo peraltro ipocrita, vero responsabile di quel debito pubblico che ci sta logorando. La pagnotta per la sinistra non c’era più e per esistere doveva necessariamente divenire forza di Governo e potersi approvvigionare in qualche  modo. Non facciamo gli ipocriti. I partiti costano.

Agostino Gaeta

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