Putignano è il padrone di Bariblu

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di Agostino Gaeta
Un affare da 24 milioni di euro. Per gli amanti del vecchio conio, 50 miliardi di lire. Questa la maxi vendita con cui la Sangiorgio srl ha ceduto alla Tricenter, il progetto del Centro Commerciale “La Piramide”. Una storia complessa che ha richiesto un lavoro d’indagine delicato e che apre a tante considerazioni, sul ruolo degli enti pubblici interessati che hanno agevolato questa maestosa speculazione . E’ indiscutibile che i protagonisti dell’affaire siano Raffaele e Nicola Putignano, quest’ultimo ex senatore, solo qualche anno prima era incappato nelle maglie della giustizia, quando incassò centinaia di miliardi pubblici con la complicità dell’allora Ministro Prandini, anche lui indagato e condannato per quei finanziamenti che finivano ai nocesi attraverso la Edil Costruzioni ed il costituendo Consorzio CO.GI: un giocattolo niente male, finta costola del Ministero della Marina, ubicato a casa di Nicola Putignano, che aveva in esclusiva il monitoraggio dei Beni Demaniali . Un’inchiesta giornalistica che non si conclude certamente con BariBlu e che porta lungo la fascia costiera del litorale sud barese ed apre uno spaccato inedito sugli strani ed improvvisi arricchimenti di alcuni personaggi.
Ripercorreremo tutte le tappe di quegli anni,cercando di fotografare al meglio lo scenario, convinti che il punto di partenza sia proprio quella Edil Costruzioni srl dei Putignano, messa sotto accusa con l’autorizzazione a procedere della Commissione Parlamentare, che accolse le richieste della Procura di Roma e che dette origine ad una serie infinita di scatole cinesi..
E sono interrogativi inquietanti quelli che ci poniamo. In primo luogo sulla fuga dei capitali all’estero,vero che la Sangiorgio, detenuta al 100% dalla Eurofip International SA, società lussemburghese, riceve i quattrini derivanti dalla fusione (vendita) direttamente su conto estero.
Ma guarda caso il Presidente della Tricenter è sempre Raffaele Putignano, vale a dire che il Centro Commerciale “La Piramide” è di fatto nella proprietà dei Putignano. Il nostro esperto di economia prof. Oberlechner dirimerà l’intricata vicenda e affronterà il delicato capitolo del passaggio di ingenti cifre che prendono il volo per l’estero, perché da quello che appare a prima vista, con molta probabilità l’affare Bariblu ha una finalità chiara:trovare la maniera per trasferire capitali nel paradiso fiscale Lussemburghese. Certo bisognerà fare un’attenta ricognizione. Capire se quella massa enorme di denaro è parte di quei 123 miliardi pagati da Prandini e finiti sotto le lenti di ingrandimento della Procura di Roma che portò alle dimissioni del Ministro. Forse ci sarà da ricostruire i rapporti tra Edil Costruzioni citata dalla Commissione per le Autorizzazioni a procedere e la Tricenter. Eppoi il ruolo ambiguo della pubblica amministrazione triggianese che nella sostanza apparecchia la tavola ai Putignano, perchè è certo che la Sangiorgio non aveva mai avuto alcuna intenzione di costruire il Centro Commerciale ed è certo che il Comune era a conoscenza che anche la Tricenter faceva capo ai Putignano. Capire o meno se sindaci, assessori ed affini abbiano partecipato alla colossale abbuffata,rientra nei compiti istituzionali degli inquirenti,caso mai avessero voglia di vederci chiaro.
La storia l’abbiamo scritta la scorsa settimana, mettendo in luce che quella concessione n.21/00 del 21 maggio 2001 a firma dell’Ingegnere comunale Carabellese rilasciata alla Sangiorgio srl era solo lo specchietto delle allodole di quella che sarebbe stata di lì a quattro anni un affare per pochi intimi. L’ipotesi che tutto dovesse passare prima da un conclave politico per poi vendere alla Tricenter,ovvero allo stesso Putignano è ormai più che certo.. Una concessione che pesa come un macigno sui costi reali di quella struttura, perché se è vero che per i terreni sono stati scuciti sei milioni di euro e se la Tricenter ha pagato 24 milioni di euro per un progetto approvato, vuol dire solo che il costo dell’opera ha avuto un sovrapprezzo di ben 18 milioni di euro. Sovrapprezzo che forse doveva servire a far sparire dall’Italia un bel pacco di miliardi. Naturalmente sulla notizia è calato un silenzio tombale. Nessuna presa di posizione delle forze di opposizione comunali, provinciali e regionali perché quando girano tanti soldi come in questo caso, tutti sembrano essere stati benedetti e miracolati dall’unto del Signore. Ma se quello dei costi maggiorati è qualcosa che riguarda la sfera privata dei poveracci che ci sono cascati ed oggi piangono lacrime amare perché le vendite non potranno mai adeguarsi ai costi di gestione, altra storia è stabilire cosa è significato la fuga di capitali all’estero sul conto lussemburghese della Eurofip Intenational SA che,dopo aver ricevuto il pagamento miliardario rimane orfana dell’ex Senatore Nicola Putignano che, terminata l’operazione,con molta probabilità sposta il malloppo altrove, esce dalla società anonima che resta con un bilancio da “piottari” come si evince dall’ultimo depositato presso la Camera di Commercio Lussemburghese: un utile di appena 2 mila e rotti euro. Naturalmente proveremo a seguire il percorso dei quattrini,così come cercheremo di capire cosa accadde dopo il 1996/97 con i 126 miliardi di lire sottratti alle casse dello Stato con la complicità dell’allora Ministro Prandini. Nessuno dimentichi che di lì a poco,ovvero dopo tre anni circa,iniziano le discutibili fortune finanziarie di alcuni imprenditori di Monopoli che, non a caso con i Putignano avevano messo in piedi alcune società, i cui bilanci iniziali potevano indurti ad aprire una sottoscrizione popolare per quanta fame producevano. A quei tempi le società del gruppetto nocese-monopolitano, compagni socialisti, insieme ai Fusillo democristiani, anche loro con un fratello Parlamentare, facevano grandi affari proprio acquistando fabbricati alle Aste. Nessuno dimentichi che proprio nel 2000, i Fusillo si salvano da un’inchiesta giudiziaria che coinvolgeva Monte dei Paschi e gli imprenditori monopolitani,finita miracolosamente con un’archiviazione. Che vuol dire che le grandi manovre politico-finanziarie avevano avuto inizio proprio negli anni in cui i Putignano iniziano ad arricchirsi attraverso gli investimenti al sud finalizzati alla grande questione meridionale della disoccupazione. 126 miliardi di lire del 1995 erano una montagna di soldi che avrebbero permesso di sistemare per sette generazioni quel gruppetto di affaristi politicizzati che erano i soli a Bari e provincia in quel momento a potersi permettere operazioni speculative. Ma quella visibilità parlamentare, imponeva il ricorso a prestanomi che operavano in una forma anomala di mediatori, i quali venivano accreditati in alcune banche e promuovevano grandi affari per i gruppetti nocesi. Incassavano fasulle percentuali di mediazione di svariati miliardi e con molta probabilità erano i pionieri del “nero programmato” che serviva a finanziare il patrimonio personale dei loro padroni. Tutto questo non è secondario alla favola di Bariblu, perché le ricadute di quel sistema truffaldino, negli anni, ha creato quelle sacche di oligarchia imprenditoriale che hanno impoverito artigiani e piccole imprese. Se c’è una questione meridionale in Puglia e se davvero il nuovo corso politico degli Emiliano e dei Vendola non è funzionale agli stessi imprenditori baresi dell’era Formica, non si può far finta che non sia accaduto nulla e gli armadi di quegli anni vanno aperti e monitorati. Bari è stata capace di abbattere politicamente tutta l’armata democristiana dei Matarrese, dei Di Gennaro. Sono stati perfino abbattuti tre grattacieli dei Matarrese, tanto per dimostrare la decadenza politica di quel potentato, ma l’ area craxiana-comunista degli stessi anni, non solo è passata indenne dal passaggio alla seconda repubblica ma detiene ancora la supremazia imprenditoriale nell’area più ricca della Puglia, qual è la provincia di Bari.
Su tutto questo pesa un altro interrogativo: è stato procurato un danno ai 150 commercianti della “Piramide”? Proviamo a ragionare e proviamo ad immaginare che quel sovrapprezzo di 18 milioni di euro pagati da Putignano sempre a Putignano doveva per logica essere scaricato sui commercianti del Centro.

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