BARIBLU:ovvero fuga di capitali

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di Agostino Gaeta

La Sangiorgio srl con sede sull’eremo di Noci titolare della licenza del Centro commerciale La Piramide a Triggiano era detenuta interamente dalla Eurofip Iternational SA

 

Il noto imprenditore Putignano ottiene la prestigiosa concessione edilizia e la rivende ai bresciani della Tricenter

E’ uno dei centri commerciali più gradi d’Europa,dicono i bene informati ed in realtà la struttura del Centro Commerciale “La Piramide” meglio nota come Bariblu, è un’attrattiva commerciale di gran pregio, se non fosse che la formula in franchising con molta probabilità penalizza pesantemente i commercianti che vi hanno aderito. Si parla di una perdita netta che viaggia intorno al 40%.

 Il delicato confine tra una brutta speculazione ed una normale avventura commerciale è visibile dagli atti che hanno accompagnato la nascita delle “Piramidi”. Lo scenario ci riporta nella ormai famosissima zona industriale di Noci, regno incontrastato di un regime politico-affaristico, sede anche di aziende del pioniere della finanza alternativa in terra di Bari,quale fu Putignano, uomo di fiducia dell’ex Ministro Formica.

Furono i Putignano con la Sangiorgio srl a dare il via ad un progetto che sul nascere era destinato a raccogliere i permessi a costruire, per poi vendere al miglior offerente. Il Comune di Triggiano ebbe un ruolo da protagonista, perché innanzi tutto doveva fare “carte false” per chiudere con un colpo di spugna una cava di proprietà del triggianese Lorusso che impediva ogni possibile realizzazione di centri commerciali con la presenza indispensabile di un centro spesa alimentare. Quella cava ormai esaurita, era stata destinata, con tanto di autorizzazioni a riempirla con materiali di risulta. Lì dentro sono finiti tre palazzi interi dei Matarrese, abbattuti da Emiliano. La possibile speculazione era irresistibile data la consistenza del progetto, per cui fare una forzatura al limite della legalità, tutto sommato è normale pratica politica che può anche passare sopra una decina di lavoratori della cava buttati, come si suol dire, per strada.

Cosa volete che contino quando di mezzo ci sono affari e quando la politica deve metterci lo zampino. Ma andiamo per ordine e leggendo gli atti apprendiamo che  in data 21 gennaio 2000, la Sangiorgio srl presenta al Comune di Triggiano domanda per costruire il “Centro Commerciale La Piramide” ed il 21 maggio 2001 l’architetto Nicola Carabellese, dirigente dell’assetto del Territorio,ne autorizza la costruzione. La Concessione n.21/00 recita che i lavori dovevano iniziare entro il 20 maggio 2002 e terminare entro il 20 maggio 2004.

I lavori non hanno inizio, né terminano per la data imposta. Lunghe e laboriose sono le trattative con chi realmente avrebbe dovuto realizzare il Centro. Bisogna attendere il 2005 per dare inizio alle procedure. Rpartiamo con qualche nota di colore andando a leggere un nuovo “permesso a costruire” n.60/2003 affisso all’albo pretorio del Comune in data 23 agosto 2004 dove sempre la Sangiorgio presenta una Variante alla concessione edilizia non  in corso d’opera, ma a bocce ferme. All’art.4 il nuovo dirigente del settore urbanistico Felice Rubino,scrive che “data la complessità dell’opera si rinvia il fine lavori al 20/05/2005.. La nota di colore la troviamo all’ultima pagina della determina dirigenziale dove si legge che la Sangiorgio accetta tutte le clausole, le sottoscrive in data 3 agosto 2004. A seguire però a fondo pagina si legge che la proprietà della licenza di costruzione passa di mano e finisce alla Tricenter srl in data 5 aprile 2005.

Inutile dubitare sulle capacità veggenti dell’Ing. Rubino il quale il 23 agosto 2004 intuisce un anno dopo più precisamente il 5 aprile del 2005 la Tricenter avrebbe preso il posto della Sangiorgio. Ci ripromettiamo di interpellarlo per un aiutino al Superenalotto. Ci basta anche un 5+1.

Abbandoniamo per un attimo il felice Rubino Felice e torniamo al  protagonista dell’Eremo di Noci,uno dei centri d’Italia dove con molta probabilità il giro dei soldi supera la consistenza della stessa Banca d’Italia. Sarebbe il caso di proporre la città di Noci Patrimonio Universale dell’Unesco .

Orbene, il nostro ex socialista, Putignano che ti combina. Il 25 aprile del 2004 cessa l’attività della Sangiorgio, nata ad hoc a maggio del 1999 e la “incorpora per fusione” nella Tridente srl.  Ma il fatto strano,pur se ormai è pratica  dei finanzieri d’assalto, l’intero capitale sociale della Sangiorgio di soli 10 mila euro è detenuto dalla lussemburghese  Eurofip international Sa.  

Che ci fa la Sangiorgio a spasso nella splendida piazza della Costituzione dove si erge il monumento della Femme’ Doree ?

La domanda da ignoranti è più o meno logica: perché una società che opera in Italia per quattro anni, deve avere la proprietà in un paradiso fiscale?

 Un modo per sfuggire alle pesante tassazione italiana oppure nascondere soci che non devono apparire?

Il mistero lo sfateremo nelle prossime puntate, ma un dubbio abbiamo l’obbligo di sollevarlo quando una pubblica amministrazione si trova nella circostanza di affidare una licenza di quelle proporzioni ad una società che ha spostato la proprietà a Lussemburgo, che ottiene un permesso  costruire e lo lascia nel cassetto per quattro anni in attesa che un messia bresciano venga a fondersi con i Putignano.

Ovvio che gli amministratori pubblici non fanno gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate ma la complicità quasi scontata di partecipazione la si determina innanzi tutto quando si chiude una cava e si apre un contenzioso i cui effetti sono ancora da capire se è vero che pende un ricorso in Cassazione tra le parti. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se il Comune di Triggiano sarà chiamato a rifondere i proprietari. Eppoi,se gli atti li abbiamo  potuti leggere noi, non sarebbe stato opportune chiedere maggiori delucidazioni sulla incorporazione che di fatto rappresenta una vendita mascherata della concessione con capitali che finivano all’estero? Ovvero, il Comune di Triggiano aveva l’obbligo di leggere gli atti relativi alla fusione e porre qualche paletto di protezione istituzionale a quella speculazione che appariva ormai lampante quando una zona destinata ad area industriale subiva un cambio di destinazione d’uso fuori programma andando ad erodere cubatura commerciale al paese. Perché se è vero che lo scenario è di per se bello e moderno, è anche vero che l’affitto della licenza avrebbe inciso sulla quota di utile di chi apriva un’attività. Un conto è pagare un affitto di locale,altro è un uso in franchising con fideiussione triennale.

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