NETTUNO CASTO ED IL BRANCO

 

Non mi piace seguire l’onda lunga della convenzienza e stare dalla parte di coloro che prima filtravano con il santone vice questore con i panni da sindaco eppoi scoprono una specie di diavolo come se gli altri fossero santi. Non partecipo alla favola gruppettara dei voltagabbana. Non posso stare dalla parte di quelli che ci raccontano di essere leali, ossequiosi eppoi vanno a denuciarlo il loro sindaco  ed a turno s’inventano storie per tutelare i cazzi loro.

Quelli di prima, perché gli assessori non li facevano campare e quelli che dopo rivendicano prediche etiche perché  devono rifondare il Movimento con Mancini sindaco.

Quel sindaco mi da più l’impressione di essere finito all’interno di un branco di lupi che a turno lo ricattano, giornali compresi perché poi, a prescindere, la certezza che non sia un maneggione è reale così come è reale ipotizzare che quelli che gli sono intorno o contro , hanno in testa gli affari più che la politica.

Allora non mi va di stare dalla parte del branco, perché quel branco è più pericoloso di chi millanta potere.

Non credo che gli eventi che si sono susseguiti, vedi “le espulsioni” famose, siano opera sua e non il disegno famelico del gruppetto di potere che s’era insediato e che non mirava certo a raggranellare “piotte” per campare. Lì c’erano progetti importanti, grandi affari, monnezza, cimitero, mica oboli.

Occhio, non sto salvando il soldato Casto dalle sue responsabilità ed atteso che non mi interessa la sua caduta o meno perché  non faccio politica, né sono mai andato a casa sua a programmare gli attacchi agli avversari o elogiato le sue avventura prima e sputtanarlo dopo per opportunità, né devo attendere i salvataggi per evitare fallimenti editoriali, quindi trovo scandaloso l’opportunismo e la sciacallata che è in corso e non mi accodo al branco, ma ragiono con la mia testa.

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