NETTUNO UN ASSESSORATO ALL’ODIO

Distruggere, devastare, annettere al suo volere, alla sua legge al suo dominio e per questa ragione assoldare un assessore all’odio. E’ lesa maestà l’autonomia di pensiero del consigliere Monti, additato in consiglio dal sindaco, messo fiori dal gruppo, dal branco.

Siamo seri, ma per quale altra ragione avrebbe dovuto dare un assessorato ad un giustiziere solitario se non quello di incutere terrore. E martedì è stata la vittoria di Pirro di Amgelo Casto

Quali competenze?

E lo ammette lo stesso assessore all’odio, quando interviene in consiglio dopo l’intimidazione al Dell’Uomo.

Ammette di sentirsi un pesce fuori dall’acqua in quel contesto.

Ma cos’è successo e perché è successo?

La premessa è necessaria. Claudio Dell’Uomo 25 anni fu arrestato nella famosa operazione San Valentino per traffico internazionale di droga. Una storia che si collegava in qualche modo all’omicidio Nardò. Tre anni di carcere per poi risultare estraneo ai fatti ed assolto in primo grado. E fu l’ex maresciallo Cataldo a condurre le indagini.

Tre anni in carcere da innocente, ti segnano la vita.

Martedì in consiglio comunale, l’addetta alla comunicazione doveva scattare la foto di rito al neo nominato assessore Stefano Cataldo.

Dopo lo scatto Cataldo  chiedeva all’addetta stampa di scrivere una didascalia sotto la foto :“ San Valentino”.

Era la sola risposta in grado di dare, dopo la dura mozione di Dell’Uomo che chiedeva al sindaco di inoltrare una  informativa della Procura in funzione di una nomina sui generis. L’ex maresciallo, infatti, conservava ancora il ruolo di testimone dell’accusa in processi  in corso a carico di qualche dipendente,  eppoi poneva il dubbio su una vicenda legata all’ex sindaco Chiavetta.

Poi essere stato l’investigatore di diciotto procedimenti giudiziari avviati contro la precedente giunta e finire sullo scranno della giunta successiva, qualche legittima domanda, non solo di opportunità va posta.

Nel corso del suo lavoro di investigatore, infatti, Cataldo tentò di costruire prove per incastrare l’allora sindaco attraverso un blitz di polizia non autorizzato in danno di Daniele Reguiz,dipendente Poseidon, al fine di raccogliere una confessione relativa ad una presunta azione di disturbo  del sindaco in danno alla Banca di Credito Cooperativo.

Reguiz  fu circondato nottetempo da una squadra di finanzieri e minacciato di essere tradotto in carcere se non avesse collaborato.  Il giorno successivo denunciò i fatti in Polizia e raccontò l’episodio al sindaco, il quale chiese  che quella denuncia fosse raccolta alla  presenza del segretario  comunale e fu inviata al Comando Generale che adottò dei provvedimenti.

Fu un attacco alle istituzioni di cui oggi Dell’Uomo chiede conto per capire se esiste una inconferibilità, ovvero  quali furono i provvedimenti intrapresi dal Comando Generale e quei provvedimenti oggi sono ostativi a quell’incarico ?  Alla fine del suo intervento Dell’Uomo chiedeva le dimissioni di Cataldo.

La maggioranza  a seguito della mozione, si ritirava sospendendo il consiglio per 15 minuti decidendo che quella Mozione era irricevibile , non andava messa ai voti, pur se l’opposizione invitava il segretario comunale a procedere con l’informativa in Procura

“L’ho detta pe scherzo quella parola”-. si difendeva  Cataldo ma dai banchi dell’opposizione si gridava all’intimidazione, si chiedeva la ragione per cui  avesse  invitato  l’addetta stampa a scrivere quella didascalia sotto la sua foto e se quello  fosse un riferimento  all’operazione San Valentino in cui fu arrestato Dell’Uomo.

Non c’erano dubbi.

La Vaccari chiedeva con determinazione chiarimenti. La consigliera Caponi a stento fermava le lacrime, ponendo seri dubbi sulla possibilità di poter andare avanti con quel consiglio comunale,pretendeva con mirabile senso di giustizia di andare a fondo e lo faceva non per il suo ruolo di opposizione che deve mettersi di traverso.

C’era da difendere un principio sacrosanto, perché intanto Dell’Uomo, fortemente provato e colpito nella sua dignità,  abbandonava l’aula  stravolto.

Carlo Eufemi poneva a quel punto la legittimità della mozione che diveniva una conferma.

Non ci sentiamo sereni, diceva Eufemi, perché svolgere il nostro lavoro senza dover temere intimidazioni a questo punto diviene una certezza.

E lo è –continuava-per  un gran  numero di dipendenti che potrebbero perdere la loro tranquillità, perché sono in tanti quelli che a vario titolo sono finiti al centro di indagini condotte dall’ex maresciallo.

Peraltro quasi tutte finite con l’assoluzione e la richiesta al Comune  di importanti somme di  spese legali da restituire.

Il consiglio comunale veniva poi interrotto per evidente opportunità.

Anche il silenzio del sindaco appariva poco opportuno in considerazione del suo doppio ruolo di vice questore. Era accaduto un fatto che poteva essere penalmente rilevante e forse aveva precisi doveri da assolvere, perché poi determinate garanzie non sono opzionabili.

Quella frase in quel contesto istituzione era l’evidente tentativo di intimidire un consigliere di opposizione. Quel consigliere comunale  insieme a Carlo Eufemi, presentavano  formale denuncia, depositando copia  della Mozione.

In verità quel consiglio comunale si apriva con una dichiarazione di Casto che provava a dare una giustificazione della crisi politica che aveva portato alle dimissioni forzate di cinque assessori.

Il sindaco poneva allusioni riferite alle Idi di Marzo, chiedeva la fiducia ai consiglieri in maniera insolita, così come faceva notare Eufemi.

Era compito dei consiglieri del monocolore porre una verifica di maggioranza, in considerazione delle assenze di tre consiglieri.

Ma quella richiesta di fiducia doveva avvenire in stanze private.

Sarà sufficiente, diceva, la sfiducia di un solo consigliere, per dimettermi, ad esclusone di uno, quel Monti che con autorità aveva cacciato da tutte le commissione consiliari.

Lei fa il Podestà, dichiarava la Vaccari a proposito.

Irripetibili le tesi difensive della Bonamano, che si intratteneva fuori la sala consiliare ed esprimeva con un certo isterismo, , concetti astrusi in merito alla demenza di alcuni consiglieri o della Pizzotti  che classificava i fatti come perdita di tempo o della consigliera di Ardea secondo cui le questioni erano da risolvere fuori

dal consiglio comunale.

Come, a cazzotti?

SI chiama o dovrebbe chiamarsi classe dirigente questa.

Non è una lavanderia, quella, ma la sede istituzionale più alta, per decoro, garanzia di democrazia,di uguaglianza  e di legalità.

Responsabili gli interventi della De Luca e di Montani che decorosamente non facevano cenno a nessun tentativo di giustificare un episodio che non poteva trovare giustificazioni.

La denuncia presentata da Carlo Eufemi e Dell’Uomo aprirà sicuramente una procedura più ampia.

Ma Cataldo quando è stato in qualche modo presente alla campagna elettorale di Casto dopo aver messo  in ginocchio giudiziario la giunta Chiavetta?

Sembrerebbe proprio di si, perché anche Carlo Eufemi nel corso della campagna elettorale fu avvicinato da Cataldo. Quali furono i toni? Non sembrò un incontro tra amici.

Casto e Cataldo si conoscevano prima della scesa in campo del vice questore? Sono tanti i dubbi che ora si sollevano specie quando il sindaco chiama al suo fianco il giustiziere  nel bel mezzo di una crisi politica senza precedenti. Inizia il suo mandato mostrando subito le ragioni del suo vero incarico. Va in piazza e  mette alla gogna il Comandante Arancio. Era il suo primo incarico dopo la nomina di assessore

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