NETTUNO L’EX MARESCIALLO DEL GF CHE BUTTO’ GIU’ A SUON DI INDAGINI LA GIUNTA DI SINISTRA OGGI FA L’ASSESSORE DELLA GIUNTA GRILINA

Trovo difficoltà a scrivere questa storia politico.amministrativa di questo Municipio. Trovo difficoltà perché in qualche modo sono coinvolto emotivamente per la nomina assurda dell’ex maresciallo della Guardia di Finanza Stefano Cataldo. Trovo difficoltà perché devo uscire dalla rabbia di chi ha subito un abuso di potere, confezionato in un ancora più squallida operazione privata di polizia. Cicco-Cataldo furono gli autori di un falso clamoroso che mirava ad incastrare l’allora sindaco Chiavetta. L’ex maresciallo tentò un abuso in danno di Reguiz che avrebbe dovuto dichiarare che Controcorrente era pagato da Chiavetta.

Furono ore drammatiche. Reguiz, dipendente della Partecipata Poseidon riferì alla presenza di testimoni ogni cosa all’allora sindaco e Chiavetta inoltrò denuncia al Comando Generale.

CI furono indagini, Reguiz fu rivoltato come un calzino. Accessi bancari, fatturazioni, convnti di trovare passaggi di soldi tra Reguiz e Controcorrente. Un faldone alto mezzo metro.

Fu una bufala. Nessuno fu ufficialmente indagato. Tutto fu archiviato, anche se quel mezzo metro di faldone  finì nella vicenda della Lottizzazione Fiori come prove a mio danno. Una pagina di ingiustizia su cui deve essere scritta ancora la verità giudiziaria.

A seguito di quei fatti,della denuncia di Chiavetta,  Cataldo fu trasferito da Nettuno.

Appare però palese che quel maresciallo, che era a capo della squadra investigativa, aveva in animo di distruggere la giunta Chiavetta.

Oggi lo possiamo scrivere, perché è dichiaratamente accertato che l’apertura di diciotto fascicoli giudiziari in danno dell’ex Sindaco , dell’ex giunta, dirigenti, impiegati , funzionari, Vigili Urbani di cui è delegato, quasi  tutti terminati con assoluzione degii imputati, fanno emergere  qualche dubbio, se poi caduta la giunta Casto, l’ex maresciallo prima viene chiamato dal sindaco  quale consulente, sbatte la porte perché forse litiga con Mancini e quando vanno via Mancini e Fiorillo,(anche sulla nomina dell’avvocato ebbe qualcosa da dire per fatti riguardanti il suo lavoro di finanziere) il sindaco lo chiama in giunta.

A questo si aggiunga che ci sono decine di richieste di pagamenti di parcelle legali in danno del Comune per tutte le assoluzioni. Vai a capire a quanto ammonta il danno.

Perfino nella segreteria riservatissima del sindaco ci sono persone indagate dall’ex maresciallo.

Quel maresciallo, ci dicono, partecipò alla campagna elettorale . Lo fece dietro le quinte a suo modo. Lasciamo stare le ragioni possibili o meno di incompatibilità, di inconferibilità.

Il problema non è la discrezionalità di avviare indagini da parte delle Forze dell’Ordine,ci mancherebbe altro. Il problema è legato al metodo, agli abusi, alla persecuzione che oggi fanno giustamente emergere il sospetto quando ti siedi al posto di coloro che hai indagato in maniera discutibile.

Nessuno ci fa caso ai presunti falsi sui Decreti sindacali, ma la Nutella di Chiavella diveniva un reato.

E non andiano oltre. Siamo fortemente assertori di un principio sacrosanto.

Le Procure ricevono le indagini e non possono stabilire se i fatti sono alterati o meno. E’ . in Tribunale che si discute e ci si difende .

E’ una palese violazione di ogni principio di garanzia. E’ una palese violazione etica, perché  decine di dipendenti che furono indagati, subiscono una certa pressione fosse anche solo emotiva.

Ed è altrettanto sospetto che questa nomina accada dopo le dubbie vicende delle dimissioni degli assessori, al limite di altrettanti casi sospetti di legalità. Come la lettera dei dieci consiglieri su cui si nutrono seri dubbi anche rispetto ad una possibile macchinazione.

Quello che accade dopo le dimissioni è da Procura quando l’ex assessore Mancini alza il tiro contro il giornale diretto da un parente di Casto su cui c’erano già  dubbi di una partecipazione attiva ai fatti amministrativi. Un potere,una pubblica amministrazione che sembrerebbero gestite fuori da Palazzo in un ambito strettamente familiare.

Dietro il sipario delle pubbliche accuse del suddetto giornale nei confronti del vice sindaco ed altrettante risposte dure con accuse reciproche di ricatti, si consuma qualcosa di strategico. Un filo che teneva insieme un discutibile sistema di governo, che si spezza e si spezza anche motivato da accuse di possibili interessi personali del vice sindaco. Si parla di debiti consistenti del giornale che si sarebbero dovuti tisolvere con un intervento “coperto” del Comune  a cui il vice sindaco si sarebbe opposto e questo avrebbe scatenato la rabbia di famiglia. Perchè poi Casto voleva solo la testa di Mancini, ma l’intera giunta fa quadrato intorno al vice sindaco, pur se il documento dei dieci consiglieri mirava in modo strategico a buttar fuori anche Pompozzi e Fiorillo. Tecnica poliziesca. Avrebbe creato sospetti cacciare solo Mancini. Poi a bocce ferme Fiorillo e gli altri sarebbero tornati in giunta, ma a quel punto sarebbero stati bersaglio fisso quindi sottomessi. Creare gli stessi presupposti con l’influenza della comunicazione, sarebbe stato un gioco da ragazzi.

Chi chiama in giunta? Quel consulente che era andato in rotta di collisione con Mancini, che in giro faceva circolare la voce che non poteva restare a quel posto dopo la nomina di Fiorillo perché l’aveva indagato.

Ma che sciocchezze. Aveva indagato mezzo Comune!

Ecco che dalle pagine di quel giornale torna la vicenda dell’abuso edilizio del vice sindaco.

La reazione del vice sindaco è dura. Accusa pubblicamente il direttore del giornale, cognato del sindaco. Il vice sindaco sarebbe  già da tempo nel mirino e parte anche la caccia per trovare qualche scheletro negli armadi degli assessori sotto accusa, perché si mette in giro la voce che l’attacco sarebbe originato da circostanze esterne al Comune. Il vice sindaco avrebbe detto no ad un tentativo di salvataggio del giornale. Una vendetta degli assessori per giustificare il cambio di rotta se è vero che o rapporti erano talmente buoni che la ditta di famiglia del vice sindaco aveva acquistato pagine di pubblicità sul giornale.

Appare anche strano che tra le condivisioni ed i mi piace sulla pagina FB del vicesindaco proprio in relazione dell’attacco al giornale troviamo due consiglieri comunali: la Petroni e Montani.

Insomma quello che fanno emergere gli assessori è una certa partecipazione familiare alla gestione comunale. Forse sono quelle ingerenze esterne che fanno paura ed  a cui allude il consigliere Montani?

Tutto si tinge di giallo,di misterioso perché intanto nel bel mezzo della bufera, martedì qualcuno vede uscire il sindaco dal palazzo dove ha sede lo studio dell’avvocato Fiorillo.

Cosa avevano da dirsi, atteso che stiamo parlando di una ubicazione fuori dal centro abitato. L’avvistamento viene confermato da più parti.

In verità i toni duri e le pubbliche accuse arrivano solo dal vice sindaco, mentre tutti gli altri tacciono

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