ANZIO AMBIENTALISTI, BIOMETANO E MARCHETTARI 

IL PROF. FRANCHI RISPONDE AD ASJA AMBIENTE
RICEVIAMO (e noi) PUBBLICHIAMO
Gentile Signora Seminario,
Continuo a ricevere Suoi inviti ad un incontro per discutere aspetti tecnici e gestionali dell’impianto che la ditta che Lei rappresenta intende realizzare sul nostro territorio. Mentre La ringrazio per la Sua disponibilità intendo precisare alcuni aspetti che rendono il nostro incontro del tutto inutile. Coordino Uniti Per l’Ambiente, un gruppo di Comitati ed Associazioni che si oppongono senza se e senza ma alla realizzazione della centrale il cui progetto Asja Ambiente ha acquistato e che ha iniziato a realizzare e sono convinto che Lei, oggi, non abbia niente da dirci che possa suscitare il nostro interesse a meno che Lei non intenda comunicarci che la realizzazione dell’impianto viene arrestata. Comprendo che la ditta che Lei rappresenta ha acquisito i diritti di un progetto che altri hanno trattato e portato all’autorizzazione ma nell’acquisto la Sua ditta ha anche acquisito la storia e le modalità con cui tale progetto è stato trattato ed autorizzato e cioè tenendo completamente all’oscuro gli abitanti della zona; mentre allora e solo allora avrebbe avuto un senso confrontarsi con i cittadini e le associazioni. Voler realizzare una centrale di trasformazione di rifiuti organici in biogas a 300 metri da abitazioni e da una scuola è qualcosa che non può essere condiviso in quanto è un errore che solo un sistema privo di norme e di logica può permettere. Ma gli abitanti no, gli abitanti no, non lo possono accettare e non potranno essere le inutili disquisizioni sulla bontà del processo a far cambiare loro idea perché è in ballo il benessere dei loro figli. Molti di noi, compreso il sottoscritto, sono convinti della validità della tecnologia di trattamento anaerobico dell’organico per smaltire i rifiuti e per produrre gas, quando questa tecnologia venga destinata a chiudere cicli di produzione o sia inserita in contesti normati da regole condivise. L’impianto della Ditta che Lei rappresenta è stato autorizzato in una zona industriale che, di fatto, industriale non è più; dovrebbe essere costruito contiguo ad un’industria alimentare, è stato autorizzato in base ad una normativa che il TAR del Lazio ha ingiunto alla Regione di modificare, utilizza 7 volte i rifiuti organici prodotti dal Comune di Anzio. Quell’impianto è stato deciso, a livello locale, senza che i cittadini ne venissero a conoscenza, senza che qualcuno, allora, animasse quel confronto che ora Lei ha l’arduo compito di alimentare. Arduo compito Le assicuro. Può tranquillamente proseguire nel Suo tentativo, può fare conferenze stampa, può organizzare succulenti pranzetti, può contattare singole associazioni ma c’è solo risentimento in giro e non c’è rassegnazione ed i Suoi tentativi di ammorbidire gli animi non potranno avere successo almeno non da parte delle associazioni ed i comitati che io rappresento. Mi permetta di darLe un consiglio: non prenda in giro la gente; non ci venga a parlare di ” benefici economici per il territorio derivanti da un’efficiente gestione del ciclo integrato dei rifiuti”; e mi permetta un’ultima facezia: se vuole fare un incontro per trattare problemi del territorio di Anzio, lo faccia ad Anzio e magari proprio dove l’impianto è previsto.
La ringrazio della Sua cortesia e La saluto cordialmente.
SF

…MA RISPONDIAMO
Preg. Prof, Franchi,
dalle nostre pagine e dalle pagine della nostra rete di comunicazione,Le abbiamo dato sempre spazio,ritenendo che Ella rappresenti una realtà non politicizzata e quindi credibile.
Lei ci invia la richiesta di pubblicazione,ma non siamo velinisti, quindi entriamo nel merito delle sue ragioni.
Ci soffermiamo in primo luogo su quello che reputiamo il punto focale del Suo intervento: “quella non è più zona industriale…lì c’è una azienda alimentare.”
Poi non mette in discussione la bontà della tecnologia che sarà utilizzata. Lo sa, noi siamo affascinati da questo processo di trasformazione dei rifiuti che ci riconsegna un gas bioloigico, perchè siamo altrettanto convinti che sotterrarli sia una piaga bibllica.
Il problema si pone sulla legalità. Quella zona è industraile. In una zona industriale non può coesistere un’azienda alimentare,ma soprattutto non ci possono essere insediamenti abitativi, ancor meno una scuola i cui rischi non derivano dal biometano, bensì da quelle discariche di inerti che nessun ambientalista osa sfiorare. E Dio solo sa perchè. Un pò anche noi.
Quindi si evince dagli atti che coloro che hanno violato la legge con insediamenti abusivi, sarebbero le vittime e chi rispetta la legge e mette impianti dove è permesso metterli sarebbe persona sospetta e poco sensibile. C’è qualcosa che non torna.
Sui pranzetti concordiamo con lei e non ce la sentiamo di spiegare a marchettari seriali, le ragioni di un distinguo, per chi non porta il cervello all’ammasso.
Orbene, quel progetto nasce, com’è giusto che sia, su incentivazione dello Stato. 20 milioni di euro (da restituire in comodo rate ventennali). L’amministrazione comunale che lei ha accusa, ha procurato danni incalcolabili al progetto, forte di tutte le autorizzazioni ed ossequioso delle norme di legge. Aver provocato con ricorsi strumentali ritardi nella fattibilità dell’opera, ha fatto si che si perdessero quei fondi previsti dallo Stato ed ora la costruzione dell’impianto e’ tutto privato.
Ma è davvero sicuro che non ci siano responsabilità solidali da parte della pubblica amministrazione?
Noi pensiamo di si, anzi ne siamo convinti e siamo convinti che un’azione di risarcimenti danni, sarebbe non solo possibile, ma prevedibile, perchè un conto è l’incentivazione di Stato, altra storia è il finanziamento bancario, pur di fronte ad una delle più solide aziende sul mercato Europeo e non solo italiano.
Il denaro costa ed i conti si fanno sulla spesa e sui ricavi.

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