ANZIO/NETTUNO IN GUERRA (L’INCHIESTA)

Parlar chiaro è necessario perchè diciamo la verità in questi due municipi qualcosa è accaduto. E’ accaduto che imprevedibilmente grazie ad uno scontro politico interno alla destra propiziato da interferenze romane, ha permesso al M5S di vincere le elezioni e dar vita non solo ad un monocolore, che non è una garanzia di democrazia, bensì di consentire ad un funzionario di polizia di governare il paese con i gradi di tenente colonnello addosso, in netto contrasto con leggi e normative che vietano la sommatoria di due poteri forti. E’ il primo segnale di un guasto istituzionale, perchè è indiscutibile che l’ agone politico naturale costituiva un serio pericolo di invasione dei poteri di polizia.Questo è un dato di cui bisogna prenderne atto prima di avventurarci in quel sottile gioco di ricatti che è in atto con e nella vicina Anzio dove l’ingerenza del Comune di Nettuno, snatura il normale corso della competizione elettorale del prossimo anno.E’ in questo contesto che si realizza l’atipicità di gestione della Cosa Pubblica che opera a mezzo di  irregolarità  ed illiceità palesi, senza neppure preoccuparsi di nasconderle forti della convinzione che l’impunità si fonda sulla presunzione di avere un controllo investigativo che deriva proprio dalla sommatoria dei due poteri forti. Non a caso la candidatura all’area metropolitana del sindaco di Nettuno e le dimissioni spontanee per ineleggibilità, avrebbero dovuto determinare un provvedimento d’ufficio anche postumo laddove anche la sola candidatura fa scattare le normative di allontanamento per tre anni dalla sede di lavoro. E ti poni una prima domanda: per quale ragione ti candidi se sei a conoscenza di essere ineleggibile? Per alterare il corretto svolgimento di una competizione elettorale? E per quale ragione la vicenda passa inosservata se poi la materia ha una complicanza naturale proprio in funzione di quei gradi che si indossano?

Si chiama legalità. Ed è l’argomento oggi all’attenzione della cronaca locale, fortemente combattuto proprio dal M5S che attraverso i suoi parlamentari chiede una commissione d’accesso per il Comune di Anzio per sospetta infiltrazione mafiosa.

Perché?

Prima di rispondere alla domanda è necessario inquadrare l’ambientazione politica a Villa Sarsina.

Raccolta dei rifiuti e mense scolastiche sono i grandi appalti che,come il miele, attirano gli interessi politici ma soprattutto di una classe dirigente che, diciamo, per caso riesce a far di tutto perché l’impresa che si aggiudica la gara, non si mai quella vincitrice.

Fu incredibile quel che accadde con l’appalto dei rifiuti, che si portò dietro la rottura dei rapporti tra il dirigente Dell’Accio e l’assessore Placidi, quando finirono nell’indagine ancora in corso delle coop e del presunto voto di scambio. Uno scontro che si ricompone quando la giunta disegna le nuove macro aree con il proposito di assegnare all’assessore competente il dirigente gradito.

Pur non dotato dei titoli, Dell’Accio incassò non solo la dirigenza all’ambiente, ma anche quella della Pubblica Istruzione e si fece in quattro per ostacolare le decisioni di Cantone che aveva individuato difetti nella composizione della Commissione per la gara delle mense. Gara che poi fu annullata e che portò alle gestione provvisoria della Hall- Food. Le macro aree, non finirono al meglio. La Santaniello finì nella nota vicenda della proroga targata Colarieti ed il facente funzioni Droghini prese il posto della Santaniello.

Intanto a causa di un errore dei calcoli per il pensionamento, Pusceddu tornava in Comune e si costituiva un accordo trasversale all’esecutivo, composto da Pusceddu, Dell’Accio e Droghini con l’avvocato Fiorillo riferimento politico, dopo la sua adesione al meet-up grillino di Anzio, ma soprattutto in netto contrasto che la segretaria comunale, nonché responsabile dell’anticorruzione.

Fiorillo intanto veniva nominato assessore ai Lavori Pubblici da Angelo Casto, mentre il facente funzioni Daprano, funzionario di fiducia di Pusceddu, perde il concorso con Belli, preferito a lui da Bruschini.

Angelo Casto lo chiama a Nettuno lo promuove dirigente e gli assegna l’area economica finanziaria.

Diciamo la verità, è insolito che un assessore del Comune di Nettuno faccia un accesso agli atti nel Comune di Anzio o viceversa. Una richiesta sottoscritta insieme ad esponenti politici, che sono in forte opposizione con la giunta Bruschini, i quali contestano in modo energico l’arrivo di Belli e la presunta mancanza di titoli. Argomento ignorato per Dell’Accio. Sono tutti elementi che lasciano ben intendere una certa ingerenza del Comune di Nettuno sul comune limitrofo.

In verità Angelo Casto aveva manifestato fin dal giorno del suo insediamento l’intenzione di aggredire politicamente il Comune di Anzio. La nomina di Fiorillo(avvocato di fiducia del sindaco vice questore) ad assessore, è di fatto strategica, in quanto è stato l’avvocato di fiducia per un ventennio di quasi tutti gli assessori,i sindaci, avvocato di fiducia del Comune si Anzio.

Conosce bene tutti i vizi ed i difetti di quel Municipio.

L’accerchiamento si fa strategico. A sostegno di Casto e delle sue iniziative scendono in campo, il Fatto quotidiano, la senatrice di Genzano Elena Fattori ed un personaggio non meglio identificato nel panorama politico, Giancarlo Ceci, imprenditore pugliese, chiamato dalla Sindaca di Roma a far da consulente all’Ama, insieme al presidente della Coop Erika a cui Casto assegna,  a 30 mila euro,  il compito di scrivere l’appalto della raccolta dei rifiuti, anche in questo caso in violazione di ogni regola e normativa, vero che il Comune è dotato di un ingegnere dirigente a cui spetta questo compito.

Giancarlo Ceci ha un ruolo ben preciso: avviare forme di contestazione in tutto il Lazio per ogni iniziativa che escluda l’attuale ciclo dei rifiuti: discariche e sistemi di compostaggi. A far da spalla, la senatrice Fattori.

Un settore, come lo stesso Ceci racconta, che vale 36 milioni di euro e che a Roma, dopo la caduta dell’avvocato Cerrone, è nelle mani del patron della Rida Ambiente.

 

Ceci è anche l’ideatore di un progetto di compostaggio che presenta in diversi municipi della provincia di Roma e che regala ai sindaci che ne fanno richiesta con un vincolo: del progetto non deve essere modificata una virgola, pena il pagamento dello stesso. Il progetto prevede anche il tipo di impiamto da utilizzare.

Lo scenario dunque è il seguente: a Nettuno giunta grillina si insedia un consulente della Raggi Roberto Cavallo, presidente della coop Erika,mentre un altro consulente chiamato dall’ex assessore della Raggi Murano, indagata dalla Procura di Roma per il suo passato milionario quale consulente AMA, il quale entra a gamba tesa ad Anzio per contrastare le iniziative della giunta Bruschini in materia, attraverso una Associazione ambientalistica: Alternativa Sostenibile.

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DA ROMA TODAY A LUGLIO 2016 LEGGIAMO:

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Intanto sono emersi i primi nomi che accompagneranno l’assessore Muraro nella difficile gestione della situazione dei rifiuti romana: Roberto Cavallo e Giancarlo Ceci, tra i massimi esperti italiani nel campo dei rifiuti, entreranno a breve a far parte del ”cerchio magico” del nuovo assessore. Il primo è uno dei guru della cosidetta ricetta ”rifiuti zero”, il secondo aiuterà il dipartimento nella ricognizione di tutti gli impianti regionali per arrivare al concetto di ”Recupero a chilometro zero”. A darne notizia, questa mattina, sono stati la stessa Muraro e il deputato del M5s, Stefano Vignaroli. “Noi- ha detto la prima- abbiamo deciso di affidarci, per la progettazione della differenziata e della riduziine, oltre che per un progetto di educazione ambientale nelle scuole, alla società ”Erica” di Roberto Cavallo, uno dei massimi esperti di rifiuti zero”. “Ma nello staff dell”assessore- ha aggiunto Vignaroli- ci sarà anche un altro tecnico, Giancarlo Ceci. Sarà lui a fare una ricognizione di tutte le autorizzazioni e di tutti gli impianti di recupero a livello regionale. L’obiettivo è quello di usare questi senza andare più fuori dalla Regione a chilometri di distanza”. O per dirla come ha detto Muraro “l’idea dell’amministrazione è arrivare al recupero a chilometri zero”.

ANZIO E LE INFILTRAZIONI MAFIOSE

Intanto a Villa Sarsina, accadono episodi che mettono in evidenza una netta contrapposizione tra la Segretaria comunale e i dirigenti a cui accennavamo tutti in qualche modo in guerra con le decisioni della Rossa dell’Infernetto. Per Pusceddu e Dell’Accio 22 mila euro (iniziali 44 poi ridotta dall’ordine degli avvocati) di parcelle legali da pagare a Fiorillo, non riconosciute e bloccate dalla Inches per una causa penale proprio sui rifiuti, finita in prescrizione.

Mentre per Droghini arriva una tegola sull’appalto delle mense e sul consulente Cecchini da lui nominato, già consulente della Hussman, ditta che si è aggiudicata l’appalto.

Scoppia un altro “incidente” sulla gestione della Hall-Food: il costo pasto sarebbe stato indebitamente aumentato prima di 0.3 centesimi eppoi di uno 0,5. Vengono bloccate le fatture di pagamento e viene bloccato il compenso di 26 mila euro l’anno a Cecchini al quale spettava  il compito di verificare se il servizio mense rispondesse al capitolato.

Nel bel mezzo di queste vicende scoppia il caso dello spionaggio interno.

Una dipendente il cui settore dipende da Droghini, spiava la posta elettronica dei dirigenti, del sindaco e della segretaria comunale.

Una strana storia che in qualche modo, tutti provano ad insabbiare, aiutati da una stampa locale che in entrambi i casi, spionaggio e fatture gonfiate, ridimensionano gli episodi, in contrasto con le notizie riportate da Controcorrente. Peraltro fuorvianti per l’episodio delle fatture gonfiate che viene riportato come una svista, ma in realtà ci sarebbero due messe in mora ufficiali rivolte a Droghini.

Va da se che la svista non era tale.

Perché o per chi la dipendente spiava i vertici di Villa Sarsina?

Perché Bruschini rompe i rapporti istituzionali con Casto?

E’ questo il contesto in cui scoppia il caso delle infiltrazioni mafiose che non può essere archiviato nascondendo tutti la testa sotto il cuscino.

Sono anni che si fanno commissioni antimafia in cui si affronta la problematica di famiglie collegabili ai casalesi o alle andrine calabresi che si sono insediate sul territorio fin dal 1960, come si apprende dalla ricostruzione storica di Andrea Palladino al convegno sulla legalità.

Ma è stata anche incisiva l’azione di contrasto delle varie Procure, tra cui quella di Velletri.

E non puo’ essere certamente questa la ragione di una forte azione di contrasto messa in campo dai 5 Stelle, quando affermano che ci sarebbero infiltrazioni a Villa Sarsina.

Non prendiamoci in giro, quel convegno aveva ed ha l’obiettivo di mettere le mani su Malasuerte, l’indagine portata a termine dal Commissariato di Anzio, in cui alcuni personaggi di secondo piano legati ai casalesi, avrebbero ottenuto affidamenti diretti attraverso delle coop, sia pure per cifre non rilevanti, se l’affidamento più corposo è di 11 mila euro.

Dai verbali di indagine emerge anche una storia di pizzo legato al turismo per Ponza e di cooperative di posteggiatori.

Al convegno partecipa un deputato grillino lombardo presidente della Commissione antimafia, il quale fa ben intendere l’obiettivo  da annunciare: una convocazione di forze di polizia locali e della procura di Velletri per riferire nel merito di questa attività criminale presente sul territorio.  Come non chiedere notizie in merito a Malasuerte ed a quei rapporti con assessori e consiglieri, se la richiesta dei grillini è la Commissione d’accesso ad Anzio,per presunta infiltrazione, peraltro negata dal Ministro Minniti? “ Non ci sono le condizioni –dichiara Minniti, il quale si sarà di certo confrontato con il prefetto, che avrà approfondito con chi di dovere ed avrà dato una risposta.

Dodici arresti, un processo in corso, ma nessun coinvolgimento degli amministratori intercettati, nessun avviso di garanzia. E’ questo l’interesse.

Va detto che Luciano Bruschini è stato sentito in qualità di testimone nel processo ed immaginiamo anche nel corso delle indagini

Allora, senza fare gli ipocriti, diciamo chiaramente qual è il vero obiettivo: Ai grillini e ad una opposizione politica alla giunta Bruschini, non è andato giù che assessori e consiglieri non siano finiti nel processo Malasuerte, senza trascurare le dichiarazioni di Giancarlo Ceci al convegno quando afferma che ci sarebbero forti dubbi sulla mafia delle autorizzazioni in materia di impianti dei vari trattamenti del mondo dei rifiuti.

Affermazioni che saranno supportate sicuramente da prove e che Ceci avrà denunciato.

Orbene, cosa dovranno riferire forze dell’ordine e la Procura di Velletri in commissione antimafia se prima dell’audizione si tiene un convegno sulla legalità,  si inonda la rete di commenti di un comune mafioso ed infiltrato e si annuncia la convocazione della Commissione?

Chi è sotto accusa?

 

 

 

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