ANZIO L’ASSESSORE SPIONE CON LE CIMICI ADDOSSO

C’era grande attesa per la testimonianza di Lucrezia Scuderi al processo sul caso Raimbow. O forse è più corretto dire che c’era grande preoccupazione, a tal punto che in molti hanno tirato un sospiro di sollievo. Il day after sui giornali è stato ancora più penoso, perché mettevano in risalto qualcosa che non è accaduto. Lucrezia Scuderi non è stata la grande accusatrice del marito,  perché quale testimone dell’accusa poteva solo rispondere alle domande che le venivano rivolte. Cosa non è stato scritto,? Non è stato detto che la sfilata di legali che accompagnava gli imputati parlava perfetto italiano nell’ottica di quella verità che non è processuale, perché in quell’aula non poteva arrivarci. E parlava italiano perché ci sono incroci magici che  legano personaggi che si accompagnavano alle famose sorelle straniere che rappresentano l’altra verità che ancora non è emersa dalle indagini.  Lucrezia Scuderi ha in ogni caso detto la verità: lei era estranea ai fatti della Raimboow perché era il marito assessore che si occupava di sistemare le pedine al posto giusto. Ed anche lei era una pedina che Colarieti muoveva nello scacchiere dei suo vari interessi all’interno di quell’assessorato ai Servizi Sociali. Non lo diciamo per intuizione o simpatia. Lo sosteniamo perché la Scuderi all’interno del computer presso l’ufficio dell’ex assessore alla Francescana quale direttore generale , peraltro mai perquisito nel corso dell’indagine, rinviene una video registrazione che sarebbe stata la prova schiacciante che la gara della Raimbow sarebbe stata pilotata.

Eppoi quella registrazione divine un  documento  che conferma la testimonianza della signora.

Eppure quella video registrazione Colarieti la  mette in atto perché avrebbe voluto incastrare un tale Pino, ex dipendente comunale. L’ex assessore era convinto che volesse ricattarlo. Lo attira in un tranello chiedendogli un appuntamento con l’intento di registrare la richiesta di mazzette.

Ma perché l’ex assessore ha questo sospetto? Lo si evince proprio dalla video registrazione. Un lavoro da 007 perché immaginiamo ci voglia un’apparecchiatura sofisticata per certi lavori. Colarieti dicevamo sospetta di essere ricattato. Sa che qualcuno avrebbe inviato un denuncia in Procura, forse in merito proprio alla gara. L’accusa che rivolge al suo interlocutore è esplicita,perché il giorno successivo,stando alla conversazione,quel Pino sarebbe stato ascoltato in Procura. “sei stato tu a fare quella denuncia” accusa l’ex assessore. Ed è interessante il dialogo perché quel Pino lo rassicura sostenendo che le responsabilità sarebbero in capo ad alcuni funzionari e funzionarie del Comune,(fa  nomi e cognomi) e del dirigente che avrebbe predisposto la gara. Insomma gli fa capire che per  lui non ci sarebbero problemi fino a quel momento facendo intendere che quella sua testimonianza del giorno successivo sarebbe stata importante. Colarieti insiste a quelle dichiarazioni relative alle presunte conoscenze in alto logo reagisce male e dice: “.. mi stai ricattando..”?

Sempre dalla registrazione , l’ex assessore prova a capire cosa dovrà dire il giorno successivo in Procura e l’altro fa capire che quello che avrebbe dovuto dire era già concordato. . Già ma con chi?

Pino però non si fa incastrare ed alla precisa domanda di Colarieti che dice: “ma che vuoi i soldi…”?  quel tal Pino risponde: “ non voglio niente”..ma poi accusa l’ex assessore di non aver rispettato i patti perché quei 130 mila euro dell’appalto dovevano essere divisi in tre. Il terzo sarebbe un concorrente che in buona sostanza farebbe lo stesso lavoro della  Raimbow nell’ambito dei trasporti o almeno il nome citato sarebbe lo stesso.

Quella registrazione alla fine diviene un atto d’accusa nei confronti dello stesso ex assessore perché se dovessimo prendere per buone quelle dichiarazioni,dovremmo evincere che quella gara aveva già un vincitore concordato e nella sostanza prova senza altri giri viziosi che Colarieti sarebbe stato  il vero patron della Raimbow.

Ma chi erano i componenti di quella commissione?

Con molta probabilità saranno estranei al processo, perché in Procura non è arrivato nulla di quello che accadeva nell’ufficio di Colarieti alla Francescana, elementi interessanti rispetto all’origine del male. Certo tutte cose che avrebbero dovuto trovare conferma, ma pur sempre documenti attendibili.

Questo ci riporta ai rilievi degli ispettori del ministero ovvero l’emersione di un sistema politico-amministrativo viziato da uno strapotere dei quadri e dei dirigenti, quasi ci fosse una distribuzione equa delle pubbliche risorse: io ti sistemo la gara, tu mi lasci campo libero agli interessi che la bottega può fornire. Come finirà il Caso Raimbow è di per se una grande incognita, ma se c’è un fondo di verità nella registrazione che Colarieti non ha distrutto, ovvio ipotizzare che la vicenda potrebbe allargarsi a macchia d’olio. Ed è tanto credibile che Lucrezia Scuderi riscontra fenomeni di incomprensibile pressione del Comune quanto della Asl. Sarà pure una coincidenza, ma d’improvviso in Comune decidono di modificare le regole rispetto alle quote di spettanza pubblica per i meno abbienti. Quelle quote saranno pagate direttamente ai familiari degli ospiti della Casa Cura.

Immaginiamo che il provvedimento valga anche per la Teresiana. Verificheremo. Ed è  oltremodo strano che si cambi metodo oggi e non quando la gestione della Francescana era nelle mani del direttore generale ed al tempo stesso assessore ai Servizi Sociali. Strano,perché dirigenti e quadri,nonchè direttori di banca, erano a conoscenza di pagare quelle quote a favore di chi era in un naturale conflitto di interesse. Tanto per essere buoni. L’ostilità nei confronti della Scuderi, dunque, forse ha una sua logica e non certo per sostenere l’ex assessore, quanto per tutelare gli errori o gli orrori che ci sarebbero stati dietro questa storia, soprattutto al momento della gara, da quel che sembra di capire. In verità c’è davvero poco da fare, perché la vicenda Colarieti non è legata solo al processo in corso a Velletri bensì a storie familiari che avrebbero costretto la Scuderi ad elaborare altri possibili percorsi giudiziari, forse romani, relativi ai rapporti extraconiugali che secondo la tesi della signora avrebbero un nesso logico con gli appoggi di cui il marito avrebbe goduto nel Caso  Raimbow.

La signora ,infatti,scopre che il marito ha una relazione con una ragazza rumena o bulgara. E lo scopre quando Colarieti è agli arresti domiciliari e sempre in quella occasione viene a conoscenza che da questa relazione sarebbe nato un figlio a cui l’ex assessore avrebbe dato il suo cognome un anno fa circa. La Scuderi affida l’incarico ad un investigatore privato . Dalle indagini private  prende innanzi tutto atto della libertà di movimento che il marito avrebbe avuto  nel corso del provvedimento cautelare. Lei sostiene di aver informato le forze dell’Ordine.

L’investigatore lo pedina e lo fotografa mentre esce di casa pur in regime di arresti domiciliari. Confeziona le  prove. I conti però non tornano. La relazione extraconiugale, secondo le sue ricerche, sarebbe datata più o meno 2011-2012. Come fa ad avere un figlio di 11 anni? Prova ad andare indietro nel tempo,perché intanto negli anni precedenti  la ragazza straniera, insieme alla sorella, avrebbero avuto altre relazioni in ambito politico.istituzionale. Ovvio che la Scuderi elabori nella sua testa un’infinità di domande,di sospetti,addirittura per un po’ si convince che il marito potrebbe aver subito qualche pressione. Un tarlo che riesce a comunicarlo perfino a noi quando racconta la sua storia. Poi torna in se,perché c’è un tesoretto che non si giustifica ,non si spiega come possa il marito avere tanta disponibilità di denaro proprio in quel momento se quando lei  mette le mani per la prima volta nei conti della Francescana,trova buchi di cassa spaventosi.

Poi accade qualcosa di preoccupante. Forse aver reso pubblico ogni circostanza ha creato qualche malumore a tal punto che una decina di giorni fa circa,all’interno dello spiazzale della Casa di Cura si sente un botto tanto forte da allarmare i negozianti che sono in zona. Interviene la Polizia,ma non c’è modo di capire la natura del botto, perché si rinviene solo carta bruciacchiata. Troppo poco per fare una valutazione a detta dei poliziotti.

Insomma, che questa storia avesse strani risvolti  l’avevamo scritto con largo anticipo. E con largo anticipo avevamo anche percepito i rischi che avrebbe potuto correre la Scuderi e non certo dal marito . Non si può escludere che la Scuderi abbia qualche ragione nel sostenere che Italo Colarieti abbia ricevuto qualche pressione. Vero non vero. Noi ci limitiamo a registrare dei fatti,esprimiamo legittimamente qualche opinione. Ma restano tali, perché è compito degli investigatori e dei Tribunali accertare i fatti. Lo ripetiamo ancora una volta. C’è una differenza sostanziale tra un’inchiesta giornalistica ed una indagine giudiziaria. L’indagine non si basa su supposizioni. Deve mettere insieme prove certe,cosa assai diversa dalla sommarietà di una descrizione giornalistica pur in presenza di documentata narrativa. Ciò che è reato lo valutano i magistrati.

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