EQUITALIA: CHI LA CONTROLLA? DOVE FINISCONO QUEGLI UTILI DEL 50% INCASSATI DALLE CARTELLE ESATTORIALI

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Ringrazio i lettori americani e francesi del mio blog che manifestano apprezzamenti per quello che raccontiamo. Bene, ora vi racconto ancora una storia tutta italiana.

In questo Paese il tanto apprezzato ministro dell’economia Giulio Tremonti s’è inventato EQUITALIA, ovvero una struttura che si occupa di incassare le cartelle esattoriali di ogni tassa o tributo. Ha nominato al vertice un suo uomo di fiducia, tale Befera e funziona più o meno così.

Da noi ci sono i furbi,tanti, quelli che evadono le tasse e portano i quattrini all’estero e ci sono i poveracci,quelli che dichiarano ogni cosa, ma hanno difficoltà poi a pagare perché il costo del lavoro e della tassazione supera ogni reale possibilità di guadagno.

Quelli che evadono e portano i soldi all’estero, di tanto in tanto si ritrovano graziati da condoni che ti consentono di riportare i soldi in Italia, pagare appena un 5% di tassazione senza che nessuno si chieda o possa chiedersi la fonte di quei guadagni.

Poi ci sono i poveracci che denunciano ogni entrata e quelli sono segnati a vita, nel senso che su quei malcapitati si abbatte la scure dell’ingiustizia, delle ruberie legalizzate.

Mediamente un piccolo imprenditore o artigiano onesto se fattura 200 mila euro che è davvero una piccola somma, considerato che deve far ricorso a tre o quattro dipendenti,si ritrova con debiti verso il fisco a vario titolo per 45/50 mila euro. Fatturando 200 mila euro e dando un utile aziendale intorno al 30%, ( e siamo larghi) il poveraccio si ritrova con un imponibile che oscilla intorno ai 60 mila euro ed una tassazione di solo irpef di circa 36 mila euro.

Non paga,perché deve scegliere tra pagare le tasse o mangiare. Entra in scena Equitalia. Se il poveraccio c’ha una casetta, è rovinato, perché tra sanzioni, interessi ed altre diavoleria, quei 50 mila euro di cartelle esattoriali, ha superato i 100 mila euro,perché solo di sanzioni,EQUITALIA e non lo Stato,guadagna il 40%  della cartella a parte il resto.

Quasi sempre il poveraccio su quella casa c’ha anche un mutuo e su questo si va ad aggravare una ulteriore ipoteca di 120 mila euro originata da quei 50 mila euro di tasse non pagate.

E’la morte del piccolo imprenditore o dell’artigiano, perché quella circostanza entra nel circuito bancario e quindi ogni reale possibilità di poter accedere al credito è per sempre finita.

Dice mia notte Chiarina che ha superato la veneranda età di 106 anni e ragiona meglio di Tremonti: “piatto ricco,mi ci ficco”. Orbene. Il commercialista Tremonti, nonché presunto super eroe della nostra economia, fa passare una legge che consente a Befera, il suo amichetto, di poter decidere a suo insindacabile giudizio se rateizzare,come farlo e se farlo. E gli consente per legge di poter liberamente decidere se fare qualche sconto sulle sanzioni,fuori da ogni controllo. Tanto vero che se ti rivolgi agli uffici delle Agenzia delle Entrate i dipendenti, quasi fossero terrorizzati dicono: “..no, per carità noi non sappiamo nulla di Equitalia,vada da loro”.

Loro cosa ne fanno di quei guadagni da favola senza nessun tipo di investimento se non quello di aprire sportelli angusti di due metri quadri dove ammassare le pecore, sudaticce ed in lacrime?

Chi controlla Equitalia? Di fatto nessuno. Edallora ci torna alla mente un altro soggetto che faceva lo stesso mestiere di Equitalia ovvero Tributi Italia. Oggi Tributi Italia è stata commissariata perché si è messa in tasca,nel senso che li ha rubati sotto l’occhio vigile di Tremonti, qualcosa che si aggira intorno ai 400 milioni di euro. Erano i soldi dei contribuenti che magari sono finiti nei paradisi fiscali eppoi tornati in Italia grazie allo scudo fiscale di zio Tremonti. Orbene. Mentre il poveraccio subisce la rapina di EQUITALIA, altri amici di Tremonti che erano anche amici dei proprietari di Tributi che prendevano mazzette a vario titolo,riescono a convincere il Ministro di dare una salvata a qui rapinatori accertati di Tributi Italia e anziché decretare il fallimento e la bancarotta della società, mischiano le carte e Tributi Italia finisce nelle agevolazioni del decreto riguardante le “aziende in crisi”, nominano un commissario straordinario sempre amico di Giulio II e, gira che ti rigira,provano a vendere l’azienda,indovinate a chi?

Ma ad Equitalia,naturalmente e naturalmente i proprietari di Tributi Italia seguono da vicino tutte le operazioni del Commissario, perché dalla eventuale vendita, ovviamente devono ricavarci altri miliardi.

Dunque,ragioniamo. I piccoli e grandi evasori,portano i soldi all’estero, il ministro li grazia e con un condono al 5% quei signori che avrebbero dovuto pagare tasse superiore alla manovra finanziaria di 47 miliardi e finire in galera,rimettono in un circolo speculativo quei miliardi sottratti al fisco ed il capitale lo riportano all’estero. I poveracci,quelli onesti,ma disgraziati per essere nati in Italia, falliscono per colpa dello Stato.

Se è vero che l’economia in Italia si regge sulla piccola e media impresa e se la piccola e media impresa è strozzata prima da tassazioni e costo lavoro da capogiro eppoi dall’usuraio legalizzato Equitalia,qual è di grazia il punto di arrivo?

Va da se che quella manovra finanziaria è falsa,perché nel bilancio dello Stato ci sono fiumi di euro dei contribuenti onesti che non saranno mai incassati,perché tutti i piccoli e medi imprenditori non sanno dove prenderli quei soldi per pagare i costi dello strozzinaggio che supera il 50%. E dando per scontato che qualcosa si recuperi dalla vendita all’sta dei beni confiscati,il futuro dov’è se quelle imprese sono state decotte?

La tragedia si espande. Quelle piccole e medie imprese,infatti erano il cuore pulsante dell’occupazione e della produttività. Una bolla economica di cui ancora si ignora la reale proporzione anche se gli esperti prevedono che già dal prossimo anno non si riuscirà più a nascondere le cifre vere della disoccupazione.

La domanda sorge spontanea: quante piccole aziende potrebbero riprendersi se lo Stato togliesse di colpo quella rapina del 50% delle sanzioni e provasse a fare piani di recupero adatte alle singole esigenze?

C’è da esser certi che tutte quelle imprese oneste che non hanno evaso,ma che non potevano pagare, farebbero la fila e lo Stato potrebbe esser certo di recuperare ogni euro di quelle mancate entrate.

Ma così non sarà.  E non sarà così, perché dietro questo ingranaggio speculativo ci sono le lobby e gli affari sporchi dei politici. Tributi Italia docet.

4 Commenti

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    e poi si lamentavano del duce !?

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